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SEMO ROMANI

Poesia, cultura dialettale e tradizione romana a Santa Maria Regina Mundi

A Torre Spaccata la lingua di Pascarella e Trilussa è da sempre di casa: non solo per le vie del quartiere dedicate ai grandi autori romani, ma per la viva passione di Padre Lucio Zappatore, cultore del dialetto e promotore di numerose iniziative culturali.

Insignito nel 2007 del titolo di Socio Onorario del Centro Culturale "Giuseppe Gioachino Belli" e vincitore nel 2008 del 1° premio al concorso letterario Ibiskos, Padre Lucio — insieme alla collaborazione con il Centro Romanesco Trilussa e l'associazione A.P.C.T. — ha portato nel quartiere serate di poesia e spettacoli con artisti del calibro di Giorgio Onorato, Giovanni Gigliozzi e i Menestrelli de’ Roma.

I Concorsi Parrocchiali di Poesia Dialettale

Di seguito la raccolta completa delle edizioni del concorso di poesia in dialetto romanesco organizzato dalla nostra parrocchia:

1° Concorso - 2004

«Il mio quartiere»

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Oltre 30 poeti partecipanti, molti dei quali residenti a Torre Spaccata, con la partecipazione speciale delle classi della scuola elementare

"G. A. Marcati".

3° Concorso - 2007

«A sproposito de famija»

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Un'edizione incentrata sui temi della vita familiare, con 21 opere in gara presentate da 15 autori.

2° Concorso - 2005

«Ar Papa nostro, gajardo e tosto!»

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Edizione dedicata alla figura di San Giovanni Paolo II, caratterizzata da un'ampia partecipazione e da lavori di grande valore affettivo e letterario.

4° Concorso​ - 2009​

«Aridaje co ‘sta scòla (de riforma in riforma, nun diveremo tutti ariformati?)»

Un tema ironico e attuale che ha visto la giuria impegnata nella valutazione di una ricca varietà di componimenti dialettali.

Lo storico incontro con

San Giovanni Paolo II 

Il 26 febbraio 2004, durante l'udienza d'inizio Quaresima rivolta al clero romano, Padre Lucio invitò cordialmente il Papa a pronunciare qualche parola in dialetto. Rispondendo al saluto, Giovanni Paolo II congedò i parroci pronunciando le celebri battute:

​

«Dàmose da fa... Volèmose bbene... Semo romani...»

 

Tra fragorosi applausi, il Papa aggiunse scherzando: «Non ho imparato il romanesco: vuol dire che non sono un buon Vescovo di Roma...», lasciando la frase sospesa tra l'ironia e l'affetto verso la città.

Piazza San Pietro

Le poesie di Padre Lucio

‘Na finestra su ner celo

(Composta in occasione dei funerali di San Giovanni Paolo II, ispirata all'omelia del Card. Ratzinger dell'8 aprile 2005)

Dio, che pace, che luce: finarmente

so’ giunto anch’io quassù. Ma sai ch’edè?

Me sento ancora preso co’ la mente

a guardà giù, p’annà a vedè che c’è.

Famme aprì ‘sta finestra: giù se sente

un bisbijo de canti e nun zocchè.

Anvedi là a San Pietro quanta gente

che sta a fa er funerale proprio a me!

L’ho cercati p’ er monno da quer dì:

per cui se spiega come a sta magnera,

li giovani mo stanno tutti lì.

Ma senti er Cardinale che sta a dì:

com’ha fatto a vedemme da la tera

affacciato ‘n finestra a bbenedì?

Madonna Fiumarola

(Composta il 3 febbraio 2007 per l'aggregazione all'Arciconfraternita della Madonna del Carmine di Trastevere)

Madonna fiumarola sei tornata

a score longo er Tevere: che incanto!

Me pari 'na reggina incoronata,

che ciaricopri tutti cor tu' manto.

Su li ponti e a le sponne arrampicata

la gente te se strigne sempre accanto.

Mentre le barche t'hanno circonnata,

dar fiume sale 'na preghiera e un canto.

Ariccoji ner Fiume a tutte l'ora,

le pene, li penzieri disperati:

Tu senti tutti, ricchi e chi è in malora.

Quanno che passi tu semo incantati:

er core sembra guasi sortì fora,

mentre che l'occhi resteno 'nzuppati.

Madonna de noantri,

che drento ar Fiume t'hanno aripescata,

dacce 'na mano a noi e puro all'antri!

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